Pubblicato dal MEF l’atto di indirizzo con gli obiettivi di politica fiscale degli anni 2018-2020 – Denis Torri –

17 Gennaio 2018

Sintesi dei principali punti  

  • strategia olistica di compliance (rafforzamento del rinnovato rapporto con i contribuenti – valorizzazione del confronto ex ante piuttosto che ex post)
  • governance e coordinamento del sistema fiscale (rafforzamento delle sinergie tra Mef, Agenzie fiscali e Guardia di finanza – specializzazione e complementarietà tra le amministrazioni – revisione e reingegnerizzazione integrata dei processi fiscali e delle procedure informatiche)
  • attrazione degli investimenti e certezza del diritto per gli operatori (realizzazione di un sistema fiscale più equo e trasparente – internazionalizzazione e attrazione degli investimenti)
  • interoperabilità delle banche dati; revisione, razionalizzazione e semplificazione delle procedure interne (miglioramento complessivo della qualità dei servizi telematici anche sul fronte delle informazioni catastali)
  • semplificazione dei rapporti tra fisco e cittadini (facilitazione e razionalizzazione degli adempimenti tributari, progressiva dematerializzazione dei modelli dichiarativi, nuovo scadenzario fiscale)
  • rafforzamento della riscossione (miglioramento dell’efficacia delle procedure di riscossione, riduzione delle controversie tributarie)
  • valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare pubblico.

 

Denis Alborino Torri

Desteco – Ica Network

 

Fonte: EU, MEF, Ministero dello Sviluppo Economico

Denis_Torri_ICA_EU

6 Dicembre 2017

Rendicontazione Paese per Paese: pronto lo scambio automatico di informazioni

Denis Torri comunica che è stato pubblicato  il comunicato stampa dell’ Agenzia delle Entrate con le indicazioni che devono rispettare i gruppi multinazionali con ricavi maggiori di 750 milioni ai fini della rendicontazione Paese per Paese. Di seguito il testo del comunicato stampa:

“L’Agenzia delle Entrate pubblica le istruzioni per le multinazionali con sede in Italia tenute alla comunicazione dei dati delle società controllate, nell’ambito dello scambio automatico di informazioni in materia fiscale o country by country reporting. Nel caso di gruppi di imprese multinazionali con un bilancio consolidato che riporta ricavi complessivi per almeno 750 milioni di euro, le società controllanti residenti nel nostro Paese dovranno comunicare alle Entrate i dati relativi al 2016 entro il 31 dicembre 2017. Il provvedimento firmato oggi dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, in attuazione della legge di stabilità 2016 e della direttiva 2016/881 dell’Unione europea, fornisce le indicazioni e le scadenze per la trasmissione dei dati, come previsto dal decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 23 febbraio 2017 che ha disciplinato nel dettaglio l’applicazione e le condizioni dello scambio automatico di informazioni.

Quali sono i soggetti tenuti alla rendicontazione Paese per Paese – La rendicontazione deve essere presentata dalla controllante capogruppo, residente nel territorio dello Stato, di un gruppo di imprese multinazionali i cui ricavi complessivi risultanti dal bilancio consolidato sono pari o superiori a 750 milioni di euro o a un importo in valuta locale approssimativamente equivalente a 750 milioni di euro alla data del 1° gennaio 2015. In alcuni casi particolari definiti dal decreto del Mef del 23 febbraio 2017 (articolo 2, comma 2, lettera b), in cui la controllante capogruppo del gruppo multinazionale non è residente in Italia, la rendicontazione dovrà essere presentata dall’entità residente nel territorio dello Stato, appartenente al gruppo multinazionale, tenuta all’obbligo di rendicontazione oppure dall’entità residente nel territorio dello Stato designata dal gruppo multinazionale. Questo è il caso, ad esempio, in cui la controllante capogruppo del gruppo multinazionale non residente in Italia non è obbligata a presentare la rendicontazione Paese per Paese nella giurisdizione dove ha la residenza fiscale.

Primo invio entro il 31 dicembre 2017 – Per i gruppi multinazionali con un periodo di imposta di rendicontazione che inizia il 1° gennaio 2016 o in data successiva e termina prima del 31 dicembre 2016, la comunicazione va effettuata entro il 31 dicembre 2017. A regime la scadenza sarà, per ciascun anno oggetto di comunicazione, entro i dodici mesi successivi all’ultimo giorno del periodo di imposta di rendicontazione del gruppo multinazionale. Le informazioni vanno trasmesse attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.

Quali dati vanno comunicati – Le società multinazionali devono comunicare le informazioni relative a:

  • le giurisdizioni fiscali in cui le entità appartenenti al gruppo di imprese multinazionali sono residenti a fini fiscali o, nel caso di stabili organizzazioni, in cui queste ultime sono situate;
  • i ricavi (costituiti dalla somma dei ricavi di tutte le entità appartenenti al gruppo di imprese multinazionali);
  • gli utili (o le perdite) al lordo delle imposte sul reddito (costituiti dal “Risultato prima delle imposte”) di tutte le entità appartenenti al gruppo;
  • le imposte sul reddito effettivamente versate durante il periodo d’imposta da tutte le entità appartenenti al gruppo;
  • le imposte correnti maturate sull’utile imponibile o alla perdita fiscale dell’anno a cui si riferisce la rendicontazione di tutte le entità appartenenti al gruppo;
  • il capitale dichiarato, dato dalla somma del capitale sociale e delle riserve di capitale di tutte le entità appartenenti al gruppo;
  • gli utili non distribuiti;
  • il numero di addetti;
  • le immobilizzazioni materiali.

Le informazioni viaggiano in due lingue – In base al provvedimento pubblicato oggi, le multinazionali operanti in Italia dovranno inoltrare la documentazione in lingua italiana e in lingua inglese per il successivo scambio delle informazioni con le altre giurisdizioni, in linea con quanto previsto dal regolamento 2016/1963 della Commissione europea.

Dall’Ocse al tavolo di confronto – Il contenuto della rendicontazione Paese per Paese è stato definito in conformità alle direttive dell’OCSE, in particolare alla “Guidance on the Implementation of Country-by-Country Reporting”, pubblicata sul sito istituzionale dell’OCSE nel mese di settembre 2017, e alla normativa comunitaria. Il Provvedimento recepisce, inoltre, alcune delle indicazioni fornite dalle associazioni di categoria durante la consultazione che ha preceduto la redazione della versione definitiva del documento. “

Utili esteri: la documentazione necessaria per provare la provenienza

L’Agenzia delle Entrate con Risoluzione del 22 Novembre 2017 n. 144, pubblicata a seguito di un’istanza di interpello, ha fornito chiarimenti in merito alla documentazione probatoria utilizzabile dal contribuente (socio italiano) per dimostrare la provenienza dei dividendi di fonte estera percepiti per il tramite di società intermedie non residenti, e la contestuale dimostrazione della provenienza o meno degli utili da Stati o territori a regime fiscale privilegiato.

Nel caso in esame, una società italiana ha ricevuto da una sua controllata estera un dividendo che quest’ultima aveva a sua volta ricevuto da una propria controllata, ovvero l’utile distribuito alla società italiana, proveniva da riserve prodotte in parte in un paese a fiscalità privilegiata e in parte in un paese non a fiscalità privilegiata.

L’Agenzia esaminando il caso ha concluso che:

  • la composizione delle riserve pregresse della società intermedia non residente è idonea a rappresentare analiticamente la provenienza degli utili che le compongono e la loro entità
  • l’utilizzo, in sede di distribuzione delle riserve, di una determinata provvista patrimoniale può essere adeguatamente documentato dalla società italiana sulla base delle delibere adottate dalla società erogante.

In conclusione, quindi, l’Agenzia ha ritenuto che le delibere adottate dalle società intermedie non residenti, dalle quali risulta che le somme distribuite sono attinte da riserve non alimentate da utili provenienti da Stati o territori a fiscalità privilegiata, costituiscono un “supporto documentale idoneo” a dimostrare che i dividendi percepiti dalla società italiana non rientrano nell’ambito applicativo del regime di imposizione integrale disciplinato dall’articolo 89, comma 3, Tuir.

Denis Alborino Torri

Desteco – Ica Network –

Fonte: Agenzia Entrate

Estinzione per compensazione: la Risoluzione dell’Agenzia Entrate – Denis Torri – Desteco

28 Novembre 2017

Con la Risoluzione del 16 novembre 2017 n. 140/E, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sull’estinzione per compensazione. In particolare, l’articolo 8 dello Statuto dei diritti del contribuente (Legge 212/2000) ammette

  • l’estinzione delle obbligazioni butarie tramite compensazione (comma 1),
  • l’accollo del debito d’imposta altrui senza liberazione del contribuente originario (comma 2).

In merito a tale articolo, da più parti, sono pervenute a questa Direzione richieste di chiarimenti circa la possibilità che, avvenuto l’accollo del debito d’imposta altrui, lo stesso possa essere estinto utilizzando in compensazione crediti dell’accollante.

Per prima cosa, nel documento di prassi, l’Agenzia ricorda che con l’accollo un soggetto assume negozialmente l’obbligo di estinguere il debito altrui, con eventuale liberazione del debitore originario laddove il creditore aderisca all’accordo. Come chiarito anche dalla giurisprudenza, assumere volontariamente l’impegno di pagare le imposte dovute dall’iniziale debitore non significa «assumere la posizione di contribuente o di soggetto passivo del rapporto tributario, ma la qualità di obbligato (o coobbligato) in forza di titolo negoziale», tanto che l’Amministrazione finanziaria non può esercitare nei confronti degli accollanti «i propri poteri di accertamento e di esazione, che possono essere esercitati solo nei confronti di chi sia tenuto per legge a soddisfare il credito fiscale».

L’Agenzia ha chiarito che deve negarsi che il debito oggetto di accollo possa essere estinto utilizzando in compensazione crediti vantati dall’accollante nei confronti dell’Erario.
Le obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle disposizioni richiamate spingono, comunque, a considerare come non punibili i comportamenti tenuti in difformità a quanto chiarito pertanto, sono dunque, da considerarsi validi e non sanzionabili i pagamenti dei debiti accollati, effettuati tramite compensazione, prima della pubblicazione del documento di prassi, qualora siano stati spesi crediti esistenti ed utilizzabili.

Denis Alborino Torri

Refidest – Desteco

Fonte: Fiscotas

Fiscalità – informazioni di massima – Denis Alborino Torri

4 Settembre 2017

Informazioni sintetiche UE

Fiscalità informazioni di massima

Fiscalità

L’UE non ha un ruolo diretto nell’imposizione fiscale o nella fissazione delle aliquote delle imposte È il tuo governo, e non l’UE, a stabilire le imposte che paghi chiarisce Denis Alborino Torri.

Il ruolo dell’UE è quello di vigilare sulle norme fiscali nazionali per garantire che siano coerenti con alcune sue politiche, come quelle volte a:

  • promuovere la crescita economica e l’occupazione
  • garantire la libera circolazione di merci, servizi e capitali nell’UE (nel mercato unico)
  • garantire che le imprese di un paese non godano di indebiti vantaggi concorrenziali rispetto ai concorrenti di altri paesi
  • garantire che le imposte non discriminino i consumatori, i lavoratori o le imprese di altri paesi dell’UE.

Inoltre, le decisioni dell’UE in materia fiscale richiedono il consenso unanime di tutti i governi dei paesi membri. In tal modo si assicura che gli interessi di ogni paese dell’UE siano tenuti in conto.

IVA e accise

Per quanto riguarda alcune imposte come l’IVA o quelle sulla benzina, il tabacco e l’alcol (accise) tutti i 28 governi nazionali hanno concordato di allineare in larga misura le rispettive norme e le aliquote minime per evitare distorsioni della concorrenza tra un paese l’altro all’interno dell’UE.

Imposta sulle società e imposta sul reddito

Per quanto riguarda altre imposte, come quelle sulle società e sul reddito, il ruolo principale dell’UE è garantire il rispetto di principi come quelli della non discriminazione e della libera circolazione all’interno del mercato unico. A tale scopo e per combattere problemi comuni come l’evasione fiscale, è sempre più necessario un approccio coordinato a livello dell’UE tra tutti i paesi membri.

Gettito fiscale

Inoltre, prosegue Torri Denis Alborino, l’UE non ha voce in capitolo per quanto attiene al modo in cui i diversi paesi spendono il rispettivo gettito fiscale Tuttavia, data la crescente interdipendenza delle economie dell’UE, i paesi che presentano un deficit e un debito eccessivi potrebbero mettere a repentaglio la crescita dei loro vicini e minare la stabilità dell’eurozona.

Per ridurre al minimo questo rischio i paesi dell’UE cercano di coordinare le loro politiche economiche, basandosi in parte sulle raccomandazioni della Commissione. Alcune riguardano le politiche fiscali nazionali e cercano di renderle più eque, efficienti e favorevoli alla crescita.

Imposte nel mercato unico – Eliminare gli ostacoli fiscali

Le imposte sulle società e quelle sul reddito delle persone fisiche rientrano principalmente nelle competenze dei singoli paesi europei. Tuttavia, in base alla normativa dell’UE, non dovrebbero creare ostacoli alla mobilità in Europa. I cittadini che si spostano in un altro paese dell’UE o le aziende che investono oltre frontiera possono trovarsi ad essere soggetti a tassazione in due o più paesi o a dover affrontare complicati iter amministrativi.

La maggior parte dei paesi dell’UE ha stipulato dei trattati volti a eliminare la doppia imposizione, che però potrebbero non riguardare tutte le imposte o tutte le situazioni transfrontaliere ed essere difficili da applicare in termini pratici. Per risolvere questi problemi la Commissione agisce in diversi modi, che vanno dal proporre soluzioni coordinate ai governi a intraprendere, se necessario, azioni legali in caso di discriminazioni o violazioni della legislazione dell’UE.

Tassazione standardizzata di beni e servizi

Il mercato unico permette di scambiare liberamente beni e servizi al di là delle frontiere all’interno dell’UE. Per facilitare tali attività alle aziende ed evitare distorsioni concorrenziali tra esse, i paesi dell’UE hanno concordato di allineare le rispettive norme sulla tassazione di beni e servizi.

Pertanto, per l’IVA e le accise sono state adottate aliquote minime e norme di applicazione. I governi, se lo desiderano, sono liberi di applicare aliquote superiori a quelle minime dell’UE.

Attualmente la Commissione lavora a una riforma del regime UE dell’IVA allo scopo di renderlo più semplice, a prova di frode ed efficiente per quanto riguarda la ripartizione del gettito tra i governi nazionali.

Una tassazione transfrontaliera equa

Evasione ed elusione fiscale

Le norme fiscali di un paese non dovrebbero consentire ai cittadini di sottrarsi alla tassazione in un altro. Dato il carattere transfrontaliero dell’evasione e dell’elusione fiscale, è essenziale intervenire a livello dell’intera Unione europea.

Negli ultimi anni sono stati compiuti sostanziali progressi. L’UE ora dispone di un piano di azione, illustra Denis Alborino Torri e diverse iniziative sono in atto o in via di elaborazione, come le norme sullo scambio di informazioni tra paesi dell’UE e un meccanismo di risposta rapida per combattere le frodi in materia di IVA.

L’UE presta inoltre particolare attenzione a un’equa tassazione sulle società. Le discrepanze tra regimi fiscali di paesi diversi consentono a certe società di attuare una “pianificazione fiscale aggressiva” per ridurre al minimo il proprio carico fiscale. Lo scopo dello stretto coordinamento e dello scambio di informazioni tra amministrazioni fiscali è evitare che ciò avvenga.

I governi dei paesi europei dovrebbero anche garantire che i rispettivi regimi di imposizione fiscale sul reddito delle società siano trasparenti ed equi, e non strutturati in modo da attrarre indebitamente aziende da altri paesi dell’UE o comunque eroderne la base imponibile. Perciò hanno sottoscritto un codice di condotta che invita a evitarlo.

Imposta sulle operazioni finanziarie

Undici paesi dell’UE stanno attualmente mettendo a punto un regime comune per tassare le operazioni finanziarie in modo da assicurare che il settore finanziario contribuisca equamente a coprire il costo della recessione di cui è stato una delle principali cause (anche in considerazione del consistente sostegno ricevuto dai governi).

Tali progetti sono volti a generare un gettito significativo malgrado l’elevata mobilità internazionale delle transazioni finanziarie.

Denis Alborino Torri

Ica Network – Desteco – Refidest

Fonte: europa.eu, EU

Imposizione Fiscale Unione Europea

14 Luglio 2017

A cura di Denis Alborino Torri

Refidest – Desteco  – Ica Network

L’UE non ha un ruolo diretto nell’imposizione fiscale o nella fissazione delle aliquote delle imposte È il tuo governo, e non l’UE, a stabilire le imposte che paghi.

Il ruolo dell’UE è quello di vigilare sulle norme fiscali nazionali per garantire che siano coerenti con alcune sue politiche, come quelle volte a:

  • promuovere la crescita economica e l’occupazione
  • garantire la libera circolazione di merci, servizi e capitali nell’UE (nel mercato unico)
  • garantire che le imprese di un paese non godano di indebiti vantaggi concorrenziali rispetto ai concorrenti di altri paesi
  • garantire che le imposte non discriminino i consumatori, i lavoratori o le imprese di altri paesi dell’UE.

Inoltre prosegue Torri Denis Alborino , le decisioni dell’UE in materia fiscale richiedono il consenso unanime di tutti i governi dei paesi membri. In tal modo si assicura che gli interessi di ogni paese dell’UE siano tenuti in conto.

IVA e accise

Per quanto riguarda alcune imposte come l’IVA o quelle sulla benzina, illustra Denis Alborino Torri  il tabacco e l’alcol (accise) tutti i 28 governi nazionali hanno concordato di allineare in larga misura le rispettive norme e le aliquote minime per evitare distorsioni della concorrenza tra un paese l’altro all’interno dell’UE.

Imposta sulle società e imposta sul reddito

Per quanto riguarda altre imposte, come quelle sulle società e sul reddito, il ruolo principale dell’UE è garantire il rispetto di principi come quelli della non discriminazione e della libera circolazione all’interno del mercato unico. A tale scopo e per combattere problemi comuni come l’evasione fiscale, è sempre più necessario un approccio coordinato a livello dell’UE tra tutti i paesi membri.

Gettito fiscale

Inoltre, l’UE non ha voce in capitolo per quanto attiene al modo in cui i diversi paesi spendono il rispettivo gettito fiscale Tuttavia, data la crescente interdipendenza delle economie dell’UE, i paesi che presentano un deficit e un debito eccessivi potrebbero mettere a repentaglio la crescita dei loro vicini e minare la stabilità dell’eurozona.

Per ridurre al minimo questo rischio i paesi dell’UE cercano di coordinare le loro politiche economiche, basandosi in parte sulle raccomandazioni della Commissione. Alcune riguardano le politiche fiscali nazionali e cercano di renderle più eque, efficienti e favorevoli alla crescita.

Imposte nel mercato unico Eliminare gli ostacoli fiscali

Inoltre continua Denis Alborino Torri, le imposte sulle società e quelle sul reddito delle persone fisiche rientrano principalmente nelle competenze dei singoli paesi europei. Tuttavia, in base alla normativa dell’UE, non dovrebbero creare ostacoli alla mobilità in Europa. I cittadini che si spostano in un altro paese dell’UE o le aziende che investono oltre frontiera possono trovarsi ad essere soggetti a tassazione in due o più paesi o a dover affrontare complicati iter amministrativi.

La maggior parte dei paesi dell’UE ha stipulato dei trattati volti a eliminare la doppia imposizione, che però potrebbero non riguardare tutte le imposte o tutte le situazioni transfrontaliere ed essere difficili da applicare in termini pratici. Per risolvere questi problemi la Commissione agisce in diversi modi, che vanno dal proporre soluzioni coordinate ai governi a intraprendere, se necessario, azioni legali in caso di discriminazioni o violazioni della legislazione dell’UE.

Tassazione standardizzata di beni e servizi

Il mercato unico permette di scambiare liberamente beni e servizi al di là delle frontiere all’interno dell’UE. Per facilitare tali attività alle aziende ed evitare distorsioni concorrenziali tra esse, i paesi dell’UE hanno concordato di allineare le rispettive norme sulla tassazione di beni e servizi.

Pertanto, per l’IVA e le accise sono state adottate aliquote minime e norme di applicazione. I governi, se lo desiderano, sono liberi di applicare aliquote superiori a quelle minime dell’UE.

Attualmente la Commissione lavora a una riforma del regime UE dell’IVA allo scopo di renderlo più semplice, a prova di frode ed efficiente per quanto riguarda la ripartizione del gettito tra i governi nazionali.

Una tassazione transfrontaliera equa Evasione ed elusione fiscale

Le norme fiscali di un paese non dovrebbero consentire ai cittadini di sottrarsi alla tassazione in un altro. Dato il carattere transfrontaliero dell’evasione e dell’elusione fiscale, è essenziale intervenire a livello dell’intera Unione europea.

Negli ultimi anni sono stati compiuti sostanziali progressi. L’UE ora dispone di un piano di azione, e diverse iniziative sono in atto o in via di elaborazione, come le norme sullo scambio di informazioni tra paesi dell’UE e un meccanismo di risposta rapida per combattere le frodi in materia di IVA.

L’UE presta inoltre particolare attenzione a un’equa tassazione sulle società. Le discrepanze tra regimi fiscali di paesi diversi consentono a certe società di attuare una “pianificazione fiscale aggressiva” per ridurre al minimo il proprio carico fiscale. Lo scopo dello stretto coordinamento e dello scambio di informazioni tra amministrazioni fiscali è evitare che ciò avvenga. I governi dei paesi europei dovrebbero anche garantire che i rispettivi regimi di imposizione fiscale sul reddito delle società siano trasparenti ed equi, e non strutturati in modo da attrarre indebitamente aziende da altri paesi dell’UE o comunque eroderne la base imponibile. Imposta sulle operazioni finanziarie

Undici paesi dell’UE stanno attualmente mettendo a punto un regime comune per tassare le operazioni finanziarie in modo da assicurare che il settore finanziario contribuisca equamente a coprire il costo della recessione di cui è stato una delle principali cause (anche in considerazione del consistente sostegno ricevuto dai governi).

Tali progetti sono volti a generare un gettito significativo malgrado l’elevata mobilità internazionale delle transazioni finanziarie.

Denis Torri Lugano

Ica Network – Refidest

 

Fonti: EUROPA .EU, CH

denis torri europa eu - refidest

Rassegna stampa a cura di Denis Alborino Torri

6 Luglio 2017

Le economie di tutti gli Stati membri dovrebbero crescere entro il 2017

Nel periodo contemplato dalle previsioni la crescita economica dovrebbe aumentare o rimanere sostanzialmente stabile nella maggior parte degli Stati membri, inizia Denis Alborino Torri Desteco – Refidest – Ica Network

L’anno prossimo le economie di tutti gli Stati membri dovrebbero registrare un’espansione, seppur con una crescita ancora disomogenea nell’UE.

Secondo le previsioni, nel 2016 le esportazioni nette della zona euro continueranno a frenare la crescita; i loro effetti si neutralizzeranno poi nel 2017. La crescita dipenderà quindi dalla domanda interna; l’anno prossimo la crescita degli investimenti dovrebbe salire al 3,8% tanto nella zona euro quanto nell’Unione europea, mentre è attesa una flessione del consumo privato determinata dalla minore crescita del reddito reale conseguente al previsto aumento dell’inflazione.

Mercato del lavoro ancora in miglioramento

Il mercato del lavoro dovrebbe restare su un percorso di miglioramento a ritmo blando, spinto dalla reazione ritardata al miglioramento della congiuntura e dalla crescita contenuta dei salari. In alcuni Stati membri la creazione netta di posti di lavoro trova sostegno anche nelle riforme del mercato del lavoro varate negli ultimi anni e nelle misure di politica di bilancio indica Denis Alborino Torri Desteco – Refidest – Ica Network.

Nonostante la prevista permanenza di disparità sul mercato del lavoro ancora per qualche tempo, nella zona euro il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere al 10,3% nel 2016 e quindi al 9,9% nel 2017 rispetto al 10,9% del 2015. Per l’UE nel suo insieme la disoccupazione dovrebbe scendere dal 9,4% del 2015 all’8,9% nel 2016 e all’8,5% nel 2017.

La politica di bilancio resta favorevole alla crescita, migliorano le prospettive di bilancio

Stando alle previsioni, grazie alla crescita economica e ai bassi tassi di interesse il disavanzo pubblico aggregato continuerà a diminuire quest’anno e il prossimo sia nella zona euro sia nell’UE. A politiche invariate, il disavanzo pubblico nell’insieme della zona euro dovrebbe scendere dal 2,1% del PIL del 2015 (2,4% nell’UE) all’1,9% nel 2016 (2,1% nell’UE) e all’1,6% nel 2017 (1,8% nell’UE). Quest’anno l’orientamento di bilancio della zona euro dovrebbe risultare lievemente espansivo. Al tempo stesso il rapporto debito/PIL nella zona euro dovrebbe proseguire la graduale discesa dal 94,4% del 2014, attestandosi al 91,1% nel 2017 (85,5% nell’UE), illustra Denis Alborino Torri Desteco – Refidest – Ica Network

Prezzi dell’energia ancora determinanti per l’inflazione

I prezzi del petrolio sono scesi nuovamente a inizio 2016 trascinando l’inflazione al di sotto dello zero. Stando alle previsioni, nel breve periodo l’inflazione resterà prossima allo zero perché i prezzi dell’energia sono inferiori a quelli di un anno fa. Sono deboli anche le pressioni esterne sui prezzi, per effetto dell’euro in lieve apprezzamento e dei prezzi alla produzione piuttosto contenuti a livello mondiale. L’inflazione dovrebbe registrare un aumento più accentuato nel secondo semestre di quest’anno, via via che risaliranno i prezzi dell’energia e che il maggiore vigore della domanda interna trainerà i prezzi. Le previsioni indicano per la zona euro un’inflazione dei prezzi al consumo dello 0,2% quest’anno (0,3% nell’UE) e dell’1,4% nel 2017 (1,5% nell’UE).

Prospettive ancora tenui di crescita mondiale, prosegue Denis Alborino Torri Desteco – Refidest – Ica Network

L’anno scorso il rallentamento dell’economia nei mercati emergenti ha rallentato la crescita al di fuori dell’UE al ritmo probabilmente più lento dal 2009 (3,2% nel 2015). Le prospettive di crescita del PIL sul piano mondiale si sono ulteriormente attenuate dopo che il rallentamento ha colpito anche grandi economie avanzate; sulle aspettative di una modesta ripresa planano forti incertezze. Secondo le previsioni l’economia mondiale crescerà del 3,1% nel 2016 e del 3,4% nel 2017.

Rischi ingenti per le prospettive economiche in Europa

Sulle previsioni aleggiano grandi incertezze da tenere presenti diceDenis Alborino Torri Desteco – Refidest – Ica Network.

Tra i rischi esterni si annovera la possibilità che un ulteriore rallentamento della crescita nei mercati emergenti, in particolare in Cina, provochi ricadute più pesanti o si riveli peggiore del previsto. Grande resta l’incertezza legata alle tensioni geopolitiche, le cui ripercussioni sulle economie europee potrebbero essere più negative del previsto. La crescita europea potrebbe risentire anche di oscillazioni repentine dei prezzi del petrolio o di turbolenze sui mercati finanziari. Inoltre, restano ingenti i rischi associati all’evoluzione interna all’UE, ad esempio riguardo al ritmo di attuazione delle riforme strutturali e all’incertezza circa l’esito del referendum sulla permanenza nell’UE indetto nel Regno Unito. Per converso, l’impatto positivo delle riforme strutturali potrebbe rivelarsi più incisivo del previsto, così come più efficace del previsto potrebbe dimostrarsi la trasmissione all’economia reale di politiche monetarie molto accomodanti.

Contesto

Per concludere afferma Denis Alborino Torri Desteco – Refidest – Ica Network, e previsioni tengono conto di tutti i dati e fattori pertinenti disponibili fino al 22 aprile 2016 compreso, incluse le ipotesi relative alle politiche governative. Le proiezioni includono solo le politiche sufficientemente dettagliate annunciate in modo credibile, e presuppongono che esse restino invariate. Le previsioni si basano inoltre su una serie di ipotesi esterne relative ai tassi di cambio, ai tassi di interesse e ai prezzi delle materie prime. I dati utilizzati rispecchiano le aspettative del mercato desunte dai mercati dei derivati al momento di elaborare le previsioni.

Torri Denis Alborino

Refidest – Ica Network – Desteco

Fonte: Europa Eupress, EU

La Banca del Giappone resta ottimista

22 Giugno 2017

La Banca del Giappone ha lasciato la propria politica monetaria invariata, inizia Denis Torri – Desteco, mantenendo il tasso guida al -0,1% e l’obiettivo di rendimento del titolo di stato decennale nipponico vicino allo zero. L’istituto continua a mostrarsi ottimista, avendo rivisto al rialzo dello 0,1% la stima di crescita del PIL reale per l’anno fiscale 2017-2018, portandola all’1,6%: a suo giudizio, l’economia “punta verso una moderata espansione”. Il consenso tra i vertici della banca centrale è che l’inflazione procederà lentamente verso l’obiettivo del 2% e che i salari probabilmente reagiranno all’aumento dei prezzi, anziché guidarlo. Restando in Asia, a maggio andamento piatto per le vendite al dettaglio e la produzione industriale cinesi nonché rallentamento della crescita degli investimenti immobiliari, il che indica una frenata dell’attività economica nel secondo trimestre. La produzione industriale è cresciuta del 6,5% su base annua rispetto al 6,3% delle attese, e le vendite al dettaglio hanno segnato un +10,7% rispetto alla previsione per un 10,6%.

Fonte: EFG – DIVERSE  ASIA

Torri Denis – Latest News

  

Denis Torri - Rivista Mensile - notizie

LA OPERATIVITA’ NELL INTERNAZIONALIZZAZIONE

Commenti a cura di Torri Denis Alborino.

In questi anni di crisi del sistema economico, la internazionalizzazione rappresenta in modo significativo una importante opportunità di indiscussa crescita inizia Denis Torri-Desteco.

In anni recenti si è confusa la delocalizzazione speculativa con l’internazionalizzazione: andare a produrre magliette in Paesi terzi, per venderle in Italia non è delocalizzazione, ma speculazione, spesso anche poco intelligente, afferma Denis Torri Desteco.

Internazionalizzazione significa inserirsi stabilmente in un mercato, sia commercialmente che , se opportuno, produttivamente per servire prevalentemente l’area economica di riferimento.

La maggior parte delle PMI inizia ad esportare i propri prodotti quasi per caso, iniziando a partecipare a Fiere, viaggi organizzati per visite a Paesi esteri, ed anche a volte per passa parola, prosegue Denis Alborino Torri, senza tener conto che  il consolidamento delle esportazioni porta nel tempo a decidere di intraprendere un’attività strutturata secondo un piano strategico di sviluppo.

In molte PMI si notano diversi aspetti negativi da analizzare, prosegue Denis Torri Desteco

  • Insufficiente cultura dell’internazionalizzazione
  • Carenza di elaborazione strategica
  • Razionalità limitata nella gestione delle difficoltà e dell’incertezza (scarsa esperienza internazionale e scarsa disponibilità di informazioni)
  • Limiti nella disponibilità di risorse manageriali e competenze (mancanza di personale adatto a muoversi all’estero)
  • Difficoltà di accesso e di gestione delle risorse finanziarie

Per essere preparati ad affrontare l’attività di export verso i mercati esteri, occorre la consapevolezza delle potenzialità all’internazionalizzazione della propria azienda, per poter così migliorarne la competitività:

  • sostenere lo sviluppo delle azienda per favorire la capacità di interfacciarsi nel panorama internazionale;
  • potenziare le capacità di organizzazione e gestione dei rapporti internazionali nell’ottica di rafforzare i volumi di vendita, i contatti sui mercati internazionali conosciuti e quelli potenzialmente interessanti;
  • intensificare le relazioni con il cliente estero e la gestione dei dati commerciali sui mercati internazionali.

Questi semplici punti rappresentano la base di partenza, asserisce Denis Torri – Desteco

Già iniziando dai  predetti punti, comporta un radicale cambiamento di cultura e mentalità aziendale: vengono inserite ed addestrate figure con conoscenza delle lingue estere, viene modificata tutta la letteratura aziendale, sia tecnica che commerciale, vengono utilizzate nuove forme di pagamento, etc.etc..

Questo ed altro in sintesi sono  gli argomenti che devono essere presi in considerazione per allestire il progetto di internazionalizzazione, precisa Denis Alborino Torri, sempre con un approccio pratico e altamente operativo, con particolare attenzione all’identificazione dei requisiti, punti di forza e criticità delle attività di aziende che si vogliono internazionalizzare. Una volta presa la consapevole decisione di iniziare ad esportare vi sono diversi domande a cui e necessario darsi le risposte ad esempio:

  • Che cosa l’azienda vuole ottenere con la sua presenza nei mercati export?
  • Quali sono le vostre aspettative?
  • L’esportazione è in linea con gli obiettivi aziendali?
  • Che cosa richiede all’azienda l’attività di esportazione in termini di risorse del personale, produttive e finanziarie e come queste esigenze saranno soddisfatte?
  • Siete in grado di essere competitivi nei mercati export?

Oltre agli aspetti sopra descritti, si tenga presente che le PMI, hanno una notevole potenzialità al fine di allestire il proprio progetto di massima, andando a analizzare, supportati da esperti del settore, anche i seguenti punti, prosegue Denis Alborino Torri.

  • Il marketing internazionale come strumento di valutazione e di approccio ai mercati esteri
  • Le risorse (umane, produttive)
  • La scelta degli obbiettivi
  • Opportunità e minacce
  • I canali
  • I fattori che concorrono alla scelta di un mercato
  • Agenti e distributori: punti critici
  • Protezione proprietà intellettuale
  • Le risorse economiche

Concludendo Torri Denis – Desteco, afferma senza alcun dubbio che:

La vera internazionalizzazione e una delle principali soluzioni per superare i periodi di crisi internazionale.

Denis Alborino Torri

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